La riforma fiscale Usa e i vantaggi per le società offshore

Sono passati ormai due anni dall’approvazione della riforma fiscale fortemente voluta dal governo Trump e da lui allora definita «una vittoria storica per il popolo americano».

I suoi detrattori hanno sempre sostenuto che le misure previste dal piano fossero sbilanciate a favore di alcune classi sociali, delle grandi multinazionali e in generale di tutto il mondo delle società offshore. Ma è proprio così?

Ricordiamo su cosa si basa la proposta del pacchetto Trump. Innanzitutto prevede un deciso taglio delle tasse nell’intento di spingere la crescita del prodotto interno lordo al 4%, ma anche la netta riduzione degli utili di impresa, con l’abbassamento dell’aliquota che scende dal 35 al 21% a favore di tutte le aziende. Questo gettito mancato, secondo il servizio studi del Congresso, appesantirà il debito pubblico del Tesoro di una cifra enorme: 1.800 miliardi di dollari, quanto il Pil di un Paese come l’Italia.

Si parla, inoltre, di un deciso taglio delle tasse anche per i ceti più abbienti (dal 39,6% al 37%) e poi di vantaggi per le multinazionali che possono far rientrare i capitali negli Usa attraverso il cosiddetto “scudo fiscale”, cioè versando un prelievo una tantum quando gli asset sono in contanti. Questo pacchetto di tagli, in totale, vale 1.500 miliardi in dieci anni e cambia anche la tassazione per le famiglie, concentrando i vantaggi sui redditi maggiori. Ora, dopo un biennio, i primi bilanci ufficiali fanno emergere alcuni dati.

Secondo gli esperti il taglio delle tasse non sta spingendo l’economia quanto prometteva ma sicuramente ha accresciuto il buco del Tesoro. Le imprese, le multinazionali, le società offshore fortemente supportate da queste riforme non usano i risparmi per aumentare investimenti e salari, ma i soldi risparmiati in tasse finiscono in giganteschi piani di buyback (acquisto di azioni proprie).

L’idea di base della riforma fiscale, cioè che i tagli di tasse si ripaghino grazie allo sviluppo economico che generano, viene rapidamente liquidata dagli economisti. Il buco del fisco sembra non chiudersi. Affinchè questo fosse possibile, l’economia americana avrebbe dovuto crescere all’inverosimile ritmo del 6,7%. Siamo ben sotto alla metà.

Insomma, sembra che la riforma costi molto, produca poco e metta i soldi nelle tasche di alcuni. Ma è ancora presto per capire veramente quali saranno le sue conseguenze e gli eventuali benefici a lungo termine.

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